Una nonna racconta: mio nipote ha mollato gli studi e ora scopro che il vero problema non era quello che pensavo

Quando un nipote abbandona l’università e sembra perdere la bussola nel proprio percorso professionale, l’ansia che invade i nonni è comprensibile e legittima. Questo momento di apparente stallo, però, potrebbe nascondere dinamiche più complesse di quanto appaia in superficie. Prima di cedere alla preoccupazione paralizzante, è fondamentale comprendere che il percorso dei giovani adulti di oggi si snoda attraverso coordinate molto diverse da quelle delle generazioni precedenti.

Quando la linearità lascia spazio alla ricerca

La società contemporanea ha radicalmente trasformato il concetto di percorso di vita normale. Se fino a qualche decennio fa la sequenza scuola-università-lavoro rappresentava un binario sicuro, oggi gli psicologi dello sviluppo parlano di età adulta emergente, una fase che si estende dai 18 ai 29 anni caratterizzata da esplorazione e instabilità. Il tuo nipote potrebbe trovarsi proprio in questa fase di ricerca identitaria, dove l’abbandono universitario non è necessariamente un fallimento ma un tentativo di ridefinire obiettivi più autentici.

In Italia, i dati ISTAT indicano che il tasso di abbandono universitario è elevato: nel 2022-2023, circa il 35% degli iscritti non ha conseguito la laurea entro i tempi previsti, riflettendo una maggiore ricerca di coerenza tra aspirazioni personali e scelte formative. Questo dato non fotografa una generazione incapace, ma giovani che sperimentano percorsi più flessibili.

Il ruolo prezioso dei nonni senza sostituirsi ai genitori

Come nonna, occupi una posizione privilegiata: sufficientemente vicina per avere influenza, abbastanza distante per offrire una prospettiva differente. Il tuo compito non è risolvere il problema o rimproverare, ma creare uno spazio di ascolto privo di giudizio.

Evita frasi che, pur partendo da buone intenzioni, possono suonare come condanne: “Ai miei tempi…”, “Tutti i tuoi coetanei…” o “Stai sprecando il tuo talento”. Queste affermazioni, secondo la psicologia della comunicazione, attivano meccanismi difensivi che allontanano invece di avvicinare. Molto meglio mostrare curiosità genuina attraverso domande aperte come “Come ti senti rispetto alla decisione che hai preso?” anziché “Perché hai lasciato l’università?”. Questo approccio crea connessione autentica e dimostra che sei davvero interessata a capire il suo mondo interiore, non solo a correggere il suo comportamento.

Condividere un tuo momento di incertezza passato può rivelarsi potente: raccontare come anche tu hai attraversato fasi di dubbio o cambiamento crea un ponte emotivo che abbatte le barriere generazionali. Offri presenza, non soluzioni immediate. Un semplice “Sono qui se vuoi parlarne” è più efficace di un “Dovresti fare così”.

Distinguere tra pausa riflessiva e blocco patologico

Esiste una differenza sostanziale tra un giovane che sta attraversando una fase esplorativa e uno che manifesta segnali di disagio psicologico. È importante saper riconoscere alcuni campanelli d’allarme che potrebbero richiedere un supporto professionale.

L’isolamento sociale prolungato e il rifiuto di mantenere relazioni, alterazioni significative del sonno o dell’alimentazione, espressioni di disperazione o mancanza di prospettive future, apatia totale accompagnata da trascuratezza di sé, o comportamenti a rischio meritano attenzione immediata. Se noti questi elementi, il suggerimento delicato di rivolgersi a un professionista della salute mentale potrebbe essere l’aiuto più prezioso.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa il 50% dei disturbi mentali inizia prima dei 14 anni, ma spesso i sintomi emergono pienamente nella giovane età adulta. Non c’è nulla di sbagliato nel cercare aiuto: anzi, rappresenta un atto di coraggio e consapevolezza.

La motivazione non si impone, si coltiva

La mancanza di direzione professionale viene spesso interpretata come pigrizia o mancanza di volontà. In realtà, la scienza motivazionale ci insegna che la spinta all’azione nasce dall’intersezione tra competenza percepita, autonomia e senso di appartenenza.

Il tuo nipote potrebbe sentirsi incompetente rispetto alle aspettative esterne, privo di reale autonomia decisionale se pressato continuamente, o disconnesso da un progetto che non sente proprio. Come nonna, puoi nutrire questi tre elementi fondamentali.

Riconosci le sue competenze, anche quelle che sembrano lontane dal mondo accademico tradizionale. Se è abile con la tecnologia, se ha competenze relazionali, se possiede talenti creativi, valorizzali esplicitamente. Questo rafforzamento positivo costruisce quella competenza percepita che è il primo motore della motivazione.

Rispetta la sua autonomia evitando di imporre soluzioni preconfezionate. Puoi semmai fungere da cassa di risonanza per le sue idee, aiutandolo a esplorarle senza dirigerle. Rafforza il legame affettivo dimostrando che il tuo amore e la tua stima non dipendono dai suoi successi professionali ma dalla persona che è.

Qual è il vero significato di abbandonare l'università oggi?
Una fase esplorativa naturale
Un segnale di disagio preoccupante
Mancanza di volontà e impegno
Ricerca di un percorso autentico
Non lo so ancora

Proposte concrete senza forzature

Oltre all’ascolto empatico, esistono modi pratici per accompagnare tuo nipote senza invadere il suo spazio decisionale. Potresti proporre esperienze a bassa pressione che stimolino la riflessione: la visione di un documentario su percorsi professionali non convenzionali, la condivisione di un articolo interessante senza commenti didascalici, l’invito a un evento culturale che possa accendere nuove curiosità.

Alcuni giovani traggono beneficio da percorsi di volontariato, che offrono senso e struttura senza l’ansia della performance accademica o lavorativa. Altri scoprono vocazioni attraverso lavori apparentemente umili che permettono di acquisire competenze trasversali preziose. Il cameriere che impara la gestione dello stress, il commesso che sviluppa intelligenza emotiva, il tuttofare che costruisce problem solving pratico: questi percorsi non sono fallimenti, ma palestre di vita che l’università raramente offre.

La pazienza rappresenta forse la risorsa più difficile da esercitare, eppure la più necessaria. I percorsi non lineari possono condurre a destinazioni straordinarie che la fretta impedirebbe di scoprire. Il tuo nipote ha la fortuna di avere una nonna che si preoccupa: trasforma questa preoccupazione in fiducia tangibile, quella che sussurra “attraverserai questo momento e io camminerò accanto a te, qualunque strada tu scelga”. Questo è il regalo più grande che puoi offrirgli.

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