Ridere è una delle attività più antiche e misteriose dell’essere umano. Gli scienziati hanno scoperto che la risata stimola il rilascio di endorfine, i neurotrasmettitori del benessere, e si attiva quando il cervello percepisce un’incongruenza: ci aspettiamo una cosa, ne arriva un’altra completamente diversa. Questa “violazione benigna” — come la chiamano i ricercatori — è il cuore di ogni buona barzelletta. E non siamo soli: anche i ratti e gli scimpanzé ridono, soprattutto durante il gioco, emettendo suoni simili a vocalizzazioni di gioia. Persino i cani sembrano avere una loro versione della risata. Quanto agli esseri umani, già gli Antichi Romani erano grandi appassionati di umorismo: le loro barzellette, raccolte nel Philogelos (letteralmente “colui che ama ridere”), prendevano di mira i medici incompetenti, gli avari, i mori e soprattutto gli abitanti di Abdera, considerati i classici “stupidi” dell’antichità — un po’ come nelle barzellette sui carabinieri. Insomma, la struttura del comico non è cambiata poi molto in duemila anni.
La barzelletta del pappagallo maleducato
Un addestratore di pappagalli ha un problema serio: uno dei suoi uccelli ha un carattere pessimo, dice parolacce, insulta chiunque e non ne vuole sapere di migliorare. L’addestratore ci prova con le buone: gli ripete frasi gentili, gli fa ascoltare programmi educativi alla radio, gli mette della musica sinfonica per calmarlo… niente da fare. Il pappagallo resta ostinatamente maleducato: insulti, parolacce e pernacchie a raffica.
Un giorno l’addestratore perde definitivamente la pazienza e decide di dargli un bello spavento: lo afferra e lo chiude in frigorifero. Dall’interno si sentono urla, strilli e schiamazzo… poi, all’improvviso, silenzio totale.
L’addestratore, preoccupato di averlo ammazzato davvero, apre subito la porta del frigo. Il pappagallo, tutto infreddolito e con le piume dritte, lo guarda e dice:
“Caro padrone, mi scuso sinceramente per il mio comportamento poco rispettoso. D’ora in poi mi comporterò bene e ti ascolterò sempre. Ma… posso farti una domanda?”
“Quel pollo spennato che ho visto in basso a destra… cosa ca**lo ti aveva fatto?“
Perché fa ridere?
Il meccanismo comico si basa su un colpo di scena doppio: prima ridiamo della repentina trasformazione del pappagallo, da scavezzacollo irrecuperabile a modello di educazione (già questo è comico per l’esagerazione). Poi arriva il vero colpo di genio: il pappagallo non si è affatto redento, ha semplicemente capito con chi ha a che fare. Vedendo il pollo nel frigo — evidentemente lì per una ragione — ha fatto due più due. La morale? A volte la paura funziona meglio di qualsiasi corso di educazione. Non che lo consigliamo, sia chiaro.
