Ridere fa bene, lo dicono i medici, lo dicevano i filosofi greci e, a modo loro, anche i Romani — che erano maestri nell’ironia politica e nelle battute sui barbari, sui mariti traditi e sui tiranni (meglio se già morti). Ma cosa scatta, esattamente, nel nostro cervello quando sentiamo una buona barzelletta? Secondo le neuroscienze, la risata si attiva quando il cervello percepisce un’incongruenza risolta in modo inaspettato: ci aspettiamo una cosa, ne arriva un’altra, e quella sorpresa ci fa ridere. Siamo così prevedibili da essere imprevedibili. Non siamo soli in questo: anche i ratti, i bonobo e alcuni pappagalli mostrano comportamenti associabili alla risata, anche se difficilmente apprezzerebbero una barzelletta sui carabinieri. Forse.
La barzelletta del carabiniere a Montecarlo
Un carabiniere è in vacanza a Montecarlo con la famiglia. Una sera, passeggiando con suo figlio lungo la banchina del porto, il piccino si ferma davanti a un grosso natante:
– Papà, guarda! Che cos’è quello?
Il carabiniere, con aria da vecchio lupo di mare, risponde:
– Quello, figliolo, è uno YACHT!
E il bimbo:
– A me sembra una strana barca…
Il carabiniere, con un tono di bonario rimprovero:
– No caro, quello è uno YACHT!
E il frugoletto:
– Papà, come si scrive YACHT?
Il carabiniere guarda il figlio, guarda il natante, e poi risponde:
– Beh, ora che lo vedo meglio… non è uno yacht! Hai ragione tu: è proprio una strana barca!
Perché fa ridere?
Il meccanismo comico è classico: il carabiniere corregge il figlio con sicurezza, ma quando si trova in difficoltà — la domanda sull’ortografia lo smascherebbe all’istante — preferisce ritrattare tutto piuttosto che ammettere di non sapere come si scriva “yacht”. La coerenza viene sacrificata sull’altare della salvaguardia dell’ego. Chi non ha mai fatto una cosa del genere, scagli la prima pietra. O la prima barca. Strana.
