Ridere è una delle funzioni più antiche e misteriose del cervello umano. Gli studi di neuroscienze mostrano che la risata attiva simultaneamente cinque aree cerebrali diverse, un processo che coinvolge logica, emozioni e persino il senso del ritmo. Ma non siamo soli: anche i ratti, se solleticati, emettono ultrasuoni che i ricercatori interpretano come una forma primitiva di risata. Gli scimpanzé, poi, ridono in modo sorprendentemente simile a noi. La differenza? Loro non capirebbero mai una barzelletta sulle bionde. Nella storia, l’approccio all’umorismo è cambiato radicalmente: gli Antichi Romani, ad esempio, erano maestri dell’ironia politica e dell’umorismo volgare — il Philogelos, una raccolta di barzellette greche tradotta in latino, prendeva in giro medici incompetenti, avari e… persone considerate stupide. Insomma, lo stereotipo del personaggio tonto ha radici profondissime. E oggi? Oggi lo stereotipo si è evoluto — o forse no — e la bionda è diventata la protagonista indiscussa di un genere comico tutto suo.
La barzelletta
Sull’autostrada, un autovelox registra una Ferrari che viaggia a 19 km orari. Il poliziotto raggiunge il veicolo e gli fa segno di accostare. Bussa al finestrino del conducente per avere delle spiegazioni. Al volante c’è una bionda mozzafiato che risponde sorridendo:
“Io rispetto i limiti di velocità indicati sui cartelli stradali. C’è scritto A 19 e quindi io vado a 19 km orari!”
Il poliziotto risponde con un sorriso:
“Ma signorina, A 19 è il numero dell’autostrada!! Non è il limite di velocità!”
Poi aggiunge, guardando la passeggera seduta a destra della bionda:
“Penso sia meglio che si sbrighi, perché mi sembra che la sua amica non stia tanto bene… È talmente pallida!”
La bionda risponde:
“È così da quando abbiamo percorso la A 313!”
Perché fa ridere?
Il meccanismo comico si basa su un doppio equivoco a cascata: la bionda scambia sistematicamente il numero dell’autostrada per il limite di velocità. Il colpo finale — la A 313 — è il vero fulcro della barzelletta. Chi conosce la segnaletica stradale sa che 313 km orari non esistono come limite legale su nessuna strada italiana, il che significa che la povera passeggera ha letteralmente sfiorato i confini della fisica — e dell’esistenza — seduta accanto a lei.
- Il primo livello comico: la confusione tra nome dell’autostrada e limite di velocità
- Il secondo livello comico: la coerenza assoluta della bionda nel seguire la sua logica distorta
- Il colpo di scena finale: la A 313, che trasforma la barzelletta da simpatica a memorabile
La struttura narrativa è quasi perfetta: setup, escalation e punchline a sorpresa. Proprio quello che, duemila anni fa, avrebbe fatto ridere anche un legionario romano — ammesso che sull’Appia Antica ci fossero i cartelli.
