Maserati attraversa uno dei momenti più difficili della sua storia recente, con vendite in caduta libera e un futuro ancora tutto da definire all’interno del gruppo Stellantis. Eppure, dietro al Tridente si nasconde una storia motoristica affascinante, fatta di collaborazioni eccellenti e scelte tecniche che pochi conoscono davvero. Una su tutte: per anni, sotto il cofano delle vetture di Modena ha battuto il cuore di Maranello.
La partnership segreta tra Maserati e Ferrari
Non si tratta di una voce di corridoio né di una coincidenza: per oltre vent’anni, i motori V8 montati sulle Maserati sono stati sviluppati in stretta collaborazione con Ferrari. Tutto ebbe inizio nei primi anni Duemila, quando la casa del Tridente finì sotto la gestione del Cavallino Rampante, con Luca Cordero di Montezemolo alla guida. Fu proprio in quel periodo che nacque una delle partnership più iconiche del panorama automobilistico italiano.
Il primo frutto concreto di questa collaborazione arrivò nel 2001, quando Maserati presentò un motore 4.2 aspirato montato sulla Spyder. Quel propulsore era direttamente imparentato con il Ferrari F136, lo stesso schema architettonico che avrebbe poi animato versioni successive della gamma modenese. Non passò molto tempo prima che lo stesso motore venisse trasferito sulla leggendaria Quattroporte, dando vita a una berlina sportiva capace di unire lusso e prestazioni in modo del tutto originale.
Il V8 3.8 litri: un’eredità ferraristica
La collaborazione non si esaurì con il 4.2. Anche il successivo V8 3.8 litri biturbo montato su diverse Maserati portava con sé un’evidente derivazione dalla casa di Maranello. Questo motore equipaggiò modelli come la GranTurismo e la Quattroporte di quinta generazione, offrendo prestazioni di livello e un sound inconfondibile, capace di distinguersi immediatamente anche a orecchio.
Era un’epoca in cui guidare una Maserati significava, in qualche modo, avere un pezzo di Ferrari tra le mani. Una sensazione che ha contribuito a costruire il mito del Tridente durante gli anni più floridi del marchio, prima che la crisi di vendite iniziasse a mordere.
L’addio ai motori Ferrari e la svolta Nettuno
Nel maggio del 2023, Maserati ha ufficialmente annunciato la fine dell’era V8 e, con essa, l’addio definitivo ai propulsori di derivazione ferraristica. Una scelta che segna una rottura netta con il passato, ma che al tempo stesso apre una nuova fase per il marchio modenese.

Al centro del nuovo corso c’è il motore Nettuno, un sei cilindri biturbo da 3.0 litri sviluppato interamente da Maserati. Presentato per la prima volta sulla MC20, questo propulsore vanta una tecnologia pre-chamber derivata direttamente dalla Formula 1, una soluzione che consente una combustione più efficiente e prestazioni di assoluto rilievo. È il primo motore Maserati concepito completamente in autonomia in decenni, e rappresenta un cambio di rotta significativo nella strategia del brand.
La strada verso l’elettrico
Parallelamente allo sviluppo del Nettuno, Stellantis ha spinto Maserati verso l’elettrificazione della gamma, nella speranza di invertire il trend negativo delle vendite. I modelli a zero emissioni — come la Granturismo Folgore e la Grecale Folgore — sono sviluppati e prodotti in autonomia, senza alcun coinvolgimento di Ferrari. Il legame tra i due marchi, almeno sul piano tecnico, è quindi definitivamente chiuso.
Tra le caratteristiche della nuova gamma elettrica Maserati spiccano:
- Tre motori elettrici per la GranTurismo Folgore, con potenza combinata superiore ai 750 CV
- Architettura a 800V per ricariche più rapide
- Taratura delle sospensioni e dello sterzo pensata per mantenere il carattere sportivo del marchio
- Design che preserva l’identità stilistica della casa modenese
Cosa riserva il futuro al Tridente
La situazione attuale di Maserati è tutt’altro che rosea: le vendite sono crollate drasticamente, rendendola uno dei brand meno redditizi dell’intero gruppo Stellantis. Nelle ultime settimane si è parlato di una possibile acquisizione da parte di Ferrari, scenario che avrebbe del clamoroso, ma che per ora resta nel campo delle ipotesi. Il costruttore modenese rimarrà all’interno di Stellantis, almeno nel breve periodo.
Quello che è certo è che Maserati si trova a un bivio: da un lato, la pressione per rendere i propri modelli competitivi nel segmento premium sempre più affollato; dall’altro, la necessità di non tradire un’identità costruita in oltre un secolo di storia. Se la carta elettrica e il motore Nettuno riusciranno a ridare slancio al marchio, lo dirà solo il mercato. Ma la storia motoristica che lega Maserati a Ferrari resterà, comunque vada, una delle pagine più affascinanti dell’automotive italiano.
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